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IL PARTO PODALICO

Il numero dei nascituri con presentazione podalica ovvero con le natiche rivolte verso il basso è direttamente collegato all’età gestazionale del feto. Si nota, infatti, che alla 28 settimana il 20 % dei bambini è podalico ma, durante il terzo trimestre, la maggior parte di essi tende a girarsi in posizione cefalica; al momento del parto soltanto il 4 % dei feti risulta rimanere in posizione podalica.

 

 La posizione podalica può assumere tre diverse varianti: 

–          posizione franca: il feto si presenta con le natiche e con le gambe tese verso l’alto allungate contro il corpo.

 –          posizione completa: il feto si presenta con le natiche e con le gambe piegate contro il corpo.

 –          posizione podalica di piede: il feto si presenta con le gambe situate aldi sotto delle natiche. 

 

  Il parto podalico vaginale presenta numerosi rischi in quanto la testa che risulta essere la parte del corpo con maggior diametro è l’ultima ad uscire. Altro fattore di rischio è che, a causa della forma delle natiche poco compatibile con la pelvi materna, potrebbe verificarsi, al momento dell’espulsione, il prolasso del cordone ombelicale o la fuoriuscita del collo dell’utero. Il prolasso del cordone provoca una sofferenza fetale grave in quanto può momentaneamente interrompere il flusso di ossigeno al feto. In presenza di posizione franca è necessario avviare un “travaglio di prova” che potrà essere portato a termine a condizione che non si presentino ulteriori complicazioni. In questo caso lo staff medico potrebbe consigliare alla madre la somministrazione di un’anestesia epidurale da effettuarsi nelle prime fasi del travaglio per poter intervenire tempestivamente qualora se ne presentasse la necessità. Solitamene il parto podalico si protrae più a lungo ed è molto più faticoso di quello con presentazione cefalica in quanto le natiche, essendo più morbide della testa, esercitano una minore pressione verso il basso. La maggior parte dei ginecologi è restia a somministrare dosi elevate di Syntocinon e, qualora il parto proceda troppo lentamente, è probabile che si decida di procedere con un taglio cesareo. Se tutto procede per il meglio, viene affrontato il secondo stadio del travaglio. Le natiche vengono fatte uscire per prime con l’aiuto delle contrazioni materne. Il ginecologo a questo punto guiderà delicatamente l’uscita delle gambe ruotando a sinistra o a destra le natiche del bambino. Una volta uscite le natiche e le gambe, si aspetta che la schiena ed il tronco vengano fuori gradualmente fino alle spalle. Solitamente è necessario al ginecologo ruotare le spalle prima da un lato poi dall’altro per consentirgli di afferrare gli arti superiori in modo da proteggerli e facilitarne l’uscita. Il segreto per affrontare un parto podalico sta nel fatto di non avere assolutamente fretta di tirare il bambino all’esterno ma di guidarlo e ruotarlo delicatamente durante lo stadio espulsivo. Il personale che assiste il parto podalico è molto attento ad individuare i segni ed i sintomi che possono preannunciare la difficoltà nel progresso del travaglio e se ritengono che la testa del bambino corra il rischio di restare bloccata all’ultimo momento, non esiterà a proporre come ultima istanza il paro cesareo. In alcuni casi si rende necessaria l’applicazione di un forcipe outlet alla testa del bambino con l’intento di guidarla verso l’esterno in modo controllato. Negli ultimi decenni ha preso piede l’opinione dei vari ginecologi che il modo migliore per affrontare un parto podalico sia quello del parto cesareo qualora non si riesca a ruotare nel modo adeguato il bambino. In questo modo il rischio di morte o di gravi lesioni alla madre e al bambino è considerevolmente ridotto rispetto al parto vaginale programmato. Nella maggior parte dei casi circa il 10 % delle madri che hanno programmato un cesareo si trovano a dover affrontare un parto podalico vaginale per il solo fatto di essere giunte in ospedale a travaglio già avanzato e quindi troppo tardi per iniziare la procedura per il parto cesareo. Si registra infine una piccola percentuale di gestanti che solo a travaglio iniziato viene a conoscenza della presentazione podalica del proprio bambino: in questo caso si parla di posizione podalica non diagnosticata.

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