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Il VBAC: intervista a the SwingingMom Sabina Frauzel

Oggi parliamo del parto vaginale dopo un parto cesareo.

Fino a qualche anno fa si trattava di un miraggio: dopo un primo cesareo i successivi parti dovevano essere cesarei. Oramai questa regola è sfatata, ma il VBAC (Vaginal Birth After Cesarean) è ancora lontano dall’essere una routine.

Non avendo esperienza diretta, ho deciso di dare voce alle mamme che hanno fatto questa scelta.

 

Lei è la mia amica e bravissima blogger theSwingingMom Sabina Frauzel.

Alla fine del post troverete i suoi riferimenti. Seguitela, perché è veramente bravissima!

 

 

Ciao Sabina e benvenuta. Puoi presentarti alle nostre lettrici?

Ciao, grazie per lo spazio che mi concedi, Arianna. Mi chiamo Sabina, ho 34 anni e sono mamma di Lorenzo (6 anni), Costanza (3) e Alessio (1). Oltre a loro tre gestisco un quarto “figlio” che è il blog The Swinging Mom. Possiamo chiamarlo il “gemello” di Ale sul web.

 

Come sono stati i tuoi parti?

Tutti molto diversi: un primo cesareo per presentazione podalica a termine, un secondo vaginale ma indotto con il gel e il terzo completamente spontaneo.Come ti sei sentita dopo il parto cesareo?

Ero poco lucida e non sentivo piangere Lory per cui i primi momenti sono stati di stordimento e anche paura. Poi finalmente la sua voce ha spazzato via le sensazioni negative. A livello fisico ho patito moltissimo l’anestesia (avevo avuto problemi anche con quella che avevi fatto per l’appendicite, penso sia proprio un problema mio) e ho sofferto molto nelle 2-3 notti successive, tanto da chiedere gli antidolorifici, cosa per me davvero sui generis. In generale la ripresa è stata decisamente faticosa. Ho faticato anche molto ad allattare. Non lo attribuisco al cesareo di per sé, ma è stato uno dei vari fattori ad aver influito.

 

E dopo il naturale?

Un leone! L’adrenalina in circolo è davvero un fenomeno che tutte le donne dopo un parto naturale andato “liscio”, avvertono fortemente. Sul resto non mi dilungo troppo, la sensazione di felicità per la nuova vita è sempre lì, cesareo o naturale fa poca differenza (solo che col cesareo ero particolarmente intontita e me la sono goduta meno)

 

Ed emotivamente?

Mi sono sentita quasi derubata del “lavoro” verso la vita mia e di mio figlio. So che molte mi criticheranno nel leggerlo, ma riporto la mia, personale percezione emotiva. Mi sentivo come strappata di forza e di colpo da una condizione (la gravidanza) in un’altra (essere mamma) saltando una fase fondamentale. Quindi se dovessi usare un termine direi che mi sentivo come “fuori fase”. Invece non mi sono mai sentita “in colpa” come se non fossi stata capace di partorire da sola, ferita emotiva che invece sento molto dire in giro. Avevo fatto di tutto, compresa la manovra di rivolgimento, che altro avrei potuto fare? In questo senso, mi sono “perdonata” molto facilmente.

 

Chi ti ha parlato della possibilità di in parto vaginale dopo il parto cesareo?

Nessuno, sapevo che per un secondo figlio avrei voluto a tutti i costi un naturale, se le condizioni lo avessero permesso. Il mio cesareo era legato ad una situazione strettamente contingente e avevo buone speranze che non si ripetessero. Così è stato: Costanza era in posizione cefalica fin dai primi mesi e così è rimasta, diligente e rassicurante. Ho passato una bellissima gravidanza e il parto naturale è stata la decisione più naturale del mondo.

 

Come hai fatto a prendere la decisione? Hai avuto paura?

No, ero molto sicura di me, decisa e quasi “spavalda”. Non avevo alcun senso di “rivalsa”, ma in compenso ero molto molto tranquilla, era come se la mia piccola mi trasmettesse questa forza da dentro di me. Ogni volta che la vedevo nel monitor o sentivo i suoi movimenti, sentivo crescere in me la serenità. Sono arrivata al parto senza paura, se non l’istintivo timore dell’ “ignoto”, ma l’ho desiderato così intensamente che questa aspirazione ha come spazzato via tutto il resto. E sono convinta che arrivare “bene” al parto dal punto di vista psicologico favorisca molto la riuscita. Ho avuto anche la fortuna di essere sostenuta da mio marito e parenti e di trovare la struttura forse più eccellente d’Italia sui “VBAC”, ossia il San Gerardo di Monza, dove ho ricevuto un’assistenza e delle cure straordinarie.

 

Le donne hanno sempre paura del parto: del primo perchè è un evento sconosciuto, dei successivi perchè sanno comunque che il parto è una incognita. Questa sensazione è amplificata nel VBAC?

No, come dicevo prima, non ho mai avuto particolarmente paura del parto. Paradossalmente tremo più in vista del dentista 😉 anzi, se qualche minima parvenza di paura ho provato, è stato in merito al cesareo e all’anestesia, che mi angosciava.

 

Che consigli ti senti di dare ad una mamma che vorrebbe un parto vaginale dopo un cesareo?

Di trovare subito chi l’assista al meglio (un’ostetrica di fiducia o un ginecologo che non faccia terrorismo psicologico contro il naturale ma sappia valutare la situazione e una struttura adeguata), di armarsi di pazienza se qualcuno intorno non si mostrerà contento e poi di fidarsi del proprio istinto. Sappiamo tutte partorire, l’importante è non vivere male il tutto. A quel punto non dico sia meglio il cesareo (che come operazione, ritengo sia assurdo vada a “richiesta”, ma sia da somministrare come salvavita e in casi di reale necessità sotto valutazione medica. Se andassimo all’ospedale chiedendo di amputarci una mano perché ci fa male, nessun medico ci accontenterebbe…giusto?), ma sicuramente ritengo sia un punto particolarmente importante, l’affrontare tutto con lo spirito giusto.

 

Se volete, potete leggere cosa ho scritto sull’argomento sul mio blog http://theswingingmom.com/un-cesareo-e-due-vbac-storia-di-una-mamma-o-tre/ il tema “parto” è stato trattato molte volte e se avete voglia di chiedermi qualcosa o anche solo fare due chiacchiere e sfogarvi, vi risponderò con grande piacere!
 
Sabina
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